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:: Bolivia:: Il popolo Guaraní (Ava-Guaraní,
Tupí-Guaraní e
Guaraní) vive in alcuni degli attuali territori di Argentina, Bolivia,
Brasile,
Paraguay e Uruguay. In Bolivia abita la regione del Chaco, nelle
Province di
Santa Cruz, Tarija e Chuquisaca. I circa 130 mila guaranì si
organizzano in 340
comunità, stabilite nei territori dove si trovano i più importanti
giacimenti
di idrocarburi del paese.
Il popolo Guaranì
Territorio, autonomia e gas
Ecco lo studio di Mailer Mattié esclusiva per Selvas.org
Traduzione
di Ilaria
Maccaroni e Rossana D'Amico, revisione Daniela Cabrera e Orsetta Spinola dei Traduttori per la Pace
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Sommario
> Gas nel territorio guaraní
> In difesa dei diritti e delle risorse naturali
> Separatismo o autonomia? Il Dipartimento
del Chaco
> Ricostituire la Bolivia: nazionalizzazione
degli idrocarburi e Assemblea Costituente
Il popolo
guaraní (Ava-Guaraní, Tupí-Guaraní e Guaraní) vive in alcuni degli
attuali
territori di Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay e Uruguay. In
Bolivia abita
la regione del Chaco, nelle Province di Santa Cruz, Tarija e Chuquisaca. Le sue terre ancestrali
si collocano nella zona compresa tra i boschi di Takovo Mora e la
frontiera con
l' Argentina, tra la regione montuosa del Guakareta e la pianura di
Isoso.(1) I
circa 130 mila guaranì si organizzano in 340 comunità, stabilite
giustamente
nei territori dove si trovano i più importanti giacimenti di
idrocarburi del
paese.
Circa 2500 anni fa, giunsero in Bolivia e Argentina popoli di lingua
arawak,
che occuparono la regione del Chaco e parte delle province di Salta e
Jujuy. Nel
secolo XIV occuparono la stessa zona i popoli guaraní. I due popoli
svilupparono una forma di vita comunitaria, dando origine ai
tupí-guaraní,
chiamati in lingua quechua chiriguano-chané. Una leggenda narra che due
fratelli, Tupí e Guaraní, viaggiavano attraverso il Sud del Continente
con al
seguito mogli e figli. Un giorno litigarono e decisero di separarsi.
Guaraní si
diresse verso Est, dando origine al popolo guaraní in Paraguay,
Argentina e sud
del Brasile. Tupí si diresse verso ovest, ponendo le basi della sua
stirpe in
Bolivia e nel nord dell' Argentina.
Hanno resistito a secoli di schiavitù, alla dispersione, alle uccisioni
e allo
sterminio. Durante la Guerra di Indipendenza, furono evacuati dalle
loro
comunità e impiegati, la maggior parte, come mano d'opera rurale in
condizioni
vicine alla schiavitù.(2) Il 28 gennaio 1892 si verificò il massacro di
Kuruyuki,
quando lo Stato e l' oligarchia boliviana sostennero l'assassinio di 5
mila
guaraní. La parte della popolazione che riuscì a sopravvivere fu
obbligata a
lavorare per gli stessi possidenti che li avevano espropriati dalle
loro terre;
alcuni si rifugiarono nella selva e altri fuggirono verso l' Argentina.
Durante
la guerra tra Bolivia e Paraguay nel periodo 1932-35, furono ugualmente
obbligati a sostenere l' esercito. Se si rifiutavano, venivano uccisi e
le loro
mogli violentate dai soldati. Ma nonostante tutto, non fu possibile
sterminarli.
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Nella loro cultura è fondamentale il mandato lasciatogli dai loro
predecessori:
costruire una terra senza male. Un mondo basato sull'uguaglianza e il
rispetto
verso la natura.(3) Il popolo guaraní sa che ciò è realizzabile in
Bolivia, nei
suoi territori e nelle sue comunità.
Fino all' ultima decada del XX secolo, i popoli indigeni rimasero
completamente
emarginati dalla vita politica e sociale in un paese di 9 milioni di
abitanti,
in cui le comunità quechua e aymara da sole fanno 4 milioni di persone.
Nel
1990, una grande marcia verso La Paz in nome della dignità e del
territorio
fece in modo che la nazione e il mondo si ricordassero di loro. Prima,
nel
1986, il popolo guaraní aveva iniziato un processo di re-incontro e
rafforzamento allo scopo di creare un organizzazione rappresentativa.
Così, nel
febbraio del 1987 nasce l' Assemblea del Popolo Guaraní (APG), con l'
obiettivo
di difendere il diritto sui loro territori e promuovere lo sviluppo
delle
comunità, esigendo sicurezza alimentare, servizi di base, abitazioni,
strade,
promozione della medicina tradizionale ed educazione interculturale e
bilingue.
La APG organizzó le comunità (tenta reta) in zone e capitanati (tenta
guasu),
raggruppando circa 100 mila guaraní (tentara reta). Il 28 gennaio 1992
fece la
sua apparizione nello scenario sociale boliviano, 500 anni dopo la
conquista e
100 dopo il massacro di Kuruyuki. Attualmente la APG è presieduta da
Nelly
Romero López. Rappresenta, insieme al Consiglio Nazionale di Ayllus e
Markas
del Qullasuyu (CONAMAQ) la rappresentanza maggioritaria dei popoli
indigeni
della Bolivia.
Gas nel
territorio guaraní
La
Bolivia possiede le più vaste riserve di gas naturale del Sud America,
seconde
solo a quelle del Venezuela. E' stata stimata una superficie di circa
50
trilioni di metri cubici. Inoltre, un 56% del territorio nazionale è da
considerarsi potenzialmente idrocarburico. Le riserve di gas e
petrolio, allo
stato attuale, vengono stimate in più di 100 mila milioni di dollari.
Alla fine del XX secolo, nonostante, la nazione ha perso il controllo
della
gestione di queste risorse. Nel 1995, l' azienda statale Giacimenti
Petroliferi
Fiscali Boliviani (YPFB) fu venduta per 835 milioni di dollari alle
compagnie
Enron, Shell, BP e Repsol-YPF.(4) Il processo di privatizzazione,
conosciuto
come "capitalizzazione", affidò anche vaste zone ricche di
idrocarburi alle imprese straniere. Le concessioni per attività di
prospezione
ed esplorazione inclusero 11 delle 21 aree protette del territorio
nazionale,
molte delle quali abitate da popoli indigeni. Allora, le petroliere
ottennero
delle modifiche legali a favore dei propri interessi, influendo molto
sulle
entrate fiscali dello Stato. Si calcola che le compagnie hanno ottenuto
benefici per 1400 milioni di dollari l'anno, mentre lo Stato ha
percepito in 10
anni circa 250 milioni di dollari.
Le successive rivolte del popolo boliviano e in particolare delle
organizzazioni indigene in difesa delle risorse naturali, tuttavia,
hanno
ottenuto cambiamenti in relazione al problema degli idrocarburi. Nell'
ottobre
del 2003, una rivolta indigena e contadina ha portato alle dimissioni
del
Presidente Sánchez de Losada, impedendo l'esportazione di gas boliviano
da
porti cileni. Prima ancora, c'erano state altre rivolte per richiedere
dallo
Stato il rispetto dei diritti indigeni nell'ambito del Convegno 169
dell'
Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), Legge della Bolivia
1257 dal
1991. Questo Convegno stabilisce l' obbligatorietà di consultare
previamente le
comunità sulle attività che possono svilupparsi nei loro territori. Il
movimento indigeno ha preteso, inoltre, la nazionalizzazione degli
idrocarburi,
l' aumento delle regalie al 50% (richiedendo un 10% per la creazione
del Fondo
Indigeno), l' indennizzo per danni prodotti all' ambiente e rispetto
per le
aree protette e sacre delle comunità.
Finalmente, il 18 luglio 2004 un referendum nazionale ratificó la
volontà dei
boliviani a ricuperare il controllo degli idrocarburi. Dal 17 maggio
2005,
inoltre, vige la nuova Legge degli Idrocarburi, la Legge 3058, che ha
sostituito quella approvata da Sánchez de Losada nel 1996. Tra le tante
cose,
stabilisce il 50% dei benefici dello sfruttamento degli idrocarburi
allo Stato,
le norme su cui dovrebbero basarsi le attività di sfruttamento nei
territori
indigeni e un periodo di tempo di 180 giorni per adeguare i vecchi
contratti
delle compagnie straniere. Queste, comunque, hanno annunciato che
ricorreranno
all' arbitraggio internazionale.
Il problema degli idrocarburi coinvolge direttamente il popolo guaraní,
perché
nelle terre da loro abitate si trovano grandi riserve di gas naturale.
I
territori guaraní, d'altra parte, sono definiti secondo la Costituzione
vigente
come "Terre Comunitarie d' Origine" (TCO), indicando che lo Stato è
padrone del sottosuolo e come tale decide dell'uso delle risorse.
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Nella Provincia di O'Connor del Dipartimento di Tarija, ad esempio, è
ubicato
il vasto campo gassífero Margarita. Si stima che possiede il 25% del
totale
delle risorse di gas del paese, circa 13 milioni de piedi cubici. Si
calcola
allo stesso modo una riserva di 300 milioni di barili di petrolio. Di
conseguenza, l' attività idrocarburifera nella zona è intensa,
includendo la
costruzione de gasdotti che comunicano con Argentina e Brasile.(5)
Nonostante
la ricchezza accumulata dalle petroliere, la qualità della vita della
popolazione ha mantenuto livelli molto bassi. Lo stesso deterioramento
ambientale minaccia la sussistenza che dipende, in larga misura, dalla
piccola
agricoltura e dalla pesca.
Nel campo Margarita operano, realizzando attività de prospezione ed
esplorazione, le aziende Repsol-YPF, Maxxus e Union Texas. Solo quella
spagnola
Repsol-YPF possiede in Bolivia un totale di 22 blocchi petroliferi che
coprono
quasi 5 milioni di ettari, concessioni che includono 17 TCO nelle
regioni
Amazonas e il Chaco.(6) Nel novembre 2005, la comunità guaraní del TCO
Itika
Guasu denunció la violazione, da parte di questa compagnia, dei suoi
diritti
economici, sociali, culturali ed ambientali. L'azienda fu accusata di
violazione del Convegno 169 della OIL e di non rispetto della Legge
sugli
Idrocarburi del 2005. Le furono attribuiti danni ambientali al
territorio
guaraní a partire dal 1997, violenze nei confronti delle forme di vita
comunitaria e fu accusata di non rispetto degli accordi firmati con la
comunità.(7/
La costruzione di gasdotti ha influito sulla vita della popolazione
guaraní. Nel
2000 fu costruito il gasdotto Bolivia-Brasil di 3 mila Km., che collega
Santa
Cruz de la Sierra con Sao Paulo; appartiene a Transredes (Enron-Shell)
e
Petrobras; oggetto di molteplici denunce per violazione dei diritti
umani
durante il periodo di costruzione delle opere. Nel 2002, fu costruito
anche il
gasdotto Yacuiba Río Grande lungo 400 Km.; appartiene a Repsol-YPF e
Petrobras.
(8)
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In difesa dei diritti e delle risorse naturali
Negli
ultimi anni, la popolazione guaraní si è mobilitata costantemente. Nel
2003 ha
preso parte attivamente alle proteste contro le esportazioni di gas
attraverso
i porti cileni. Nel luglio del 2004, la comunità indigena di Tentayapi,
originaria della zona montuosa di Aguaragüe, un luogo che ospita grandi
riserve
di gas, tentò di impedire che l'impresa spagnola Repsol-YPF si
installasse sul
suo territorio. Nello stesso anno, altre comunità indigene, con il
sostegno dei
campesinos e dei lavoratori dei campi, diedero vita alla prima
manifestazione
in difesa degli idrocarburi realizzata nella regione del gas. Ci furono
cortei,
blocchi stradali e un sit-in pacifico che isolò per una settimana le
imprese
Repsol-YPF e Maxxus nel campo di “Margarita”. I manifestanti
rivendicavano la
difesa del loro territorio, l'abrogazione della Legge nazionale sugli
Idrocarburi del 1996, l'adozione di una nuova legge che includesse il
“Capitolo
sui Diritti delle Popolazioni Indigene” e la nazionalizzazione degli
idrocarburi. (9) Il governo, da parte sua, si è impegnato ad assegnare
loro il
2% delle royalty versate allo Stato, somma destinata allo sviluppo
delle
comunità. La popolazione guaranì sostiene che i proprietari legittimi
delle
risorse del paese sono i cittadini boliviani e che, per tanto, non
spetta
esclusivamente al governo disporre dei profitti senza considerare gli
interessi
delle diverse comunità.
Durante il 2005 la popolazione guaranì, in difesa della nuova Legge
nazionale
sugli Idrocarburi, ha preteso dal governo di Eduardo Rodríguez la sua
piena
osservanza. La comunità indigena di Itika Guasu ha avanzato la
richiesta di
dichiarazione d'illegalità e incostituzionalità nei confronti delle
attività
condotte dall'impresa Repsol-YPF sul suo territorio (10). Tale
compagnia
congelò gli investimenti nei lavori di esplorazione dei pozzi
precisamente nel
mese di giugno, pertanto non si conosce la natura dei contratti
stipulati con
lo Stato, né l'ammontare effettivo dei suoi profitti. La APG ha
denunciato,
inoltre, il mancato rispetto dell'Art.5 della Legge relativo
all'obbligatorietà
del passaggio contrattuale delle imprese petrolifere che avevano
iniziato i
lavori nel quadro della precedente normativa. La scadenza fissata a 180
giorni
è spirata il 15 novembre, ma le società hanno proseguito le loro
attività in
violazione della sovranità nazionale. Di conseguenza, la comunità
indigena di
Itika Guasu ha richiesto il giudizio di responsabilità contro il
governo di
Eduardo Rodríguez per la mancata osservanza delle leggi nazionali.
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Separatismo
o autonomia? Il Dipartimento del Chaco
Alla
fine del 2004 uno sciopero civico svelò agli occhi dell'opinione
pubblica gli
intenti separatisti dell'oligarchia del Dipartimento di Santa Cruz nei
confronti dello stato boliviano (11). Questi richiedevano un referendum
per
l'autonomia e la proroga della nuova Legge nazionale sugli Idrocarburi.
Lo
sviluppo economico di questa regione che contrasta con la situazione
presente
nel resto del paese, si deve essenzialmente alle sue risorse naturali:
allevamento, boschi, petrolio e gas. A livello sociale, tuttavia, si
sono
conservate rigide strutture di classe basate sul latifondo e lo
sfruttamento
della forza lavoro indigena nei poderi agricoli. Nelle zone urbane,
invece,
l'amministrazione delle royalty generate dalla vendita degli
idrocarburi, ha
favorito la nascita di settori favorevoli al separatismo. I colpi di
stato come
quello di Banzer e di García Mesa avvenuti nella seconda metà del
secolo
scorso, hanno goduto del tradizionale appoggio degli industriali e dei
proprietari terrieri. Negli anni '90, inoltre, c'è stato un incremento
del
narcotraffico e del contrabbando. Lo sfruttamento d'idrocarburi e la
presenza
del capitale straniero hanno trasformato Santa Cruz nella principale
zona
d'esportazione della Bolivia.
L'insieme di questo peculiare stato di cose e la forza del movimento
nazionale
in difesa degli idrocarburi, hanno quindi portato le élite economiche
ad
avanzare istanze separatiste. Si tratta essenzialmente di una difesa
degli
interessi delle grandi imprese, dei proprietari terrieri e del capitale
petrolifero internazionale, impedendo così l'esercizio dei diritti del
resto
del popolo boliviano e, in modo particolare, di quelli delle
popolazioni
indigene (12).
Di conseguenza, la popolazione guaraní ha denunciato la proposta
qualificandola
un tentativo di rottura dell'unità nazionale boliviana (13). Le
comunità
indigene hanno manifestato apertamente l'intenzione di impedire
l'usurpazione
del loro territorio e delle risorse naturali. L'APG ha risposto con una
proposta
di restituzione del territorio al suo stato originario, con
l'inclusione delle
cinque province del Chaco, compresa quella di Santa Cruz e
l'integrazione di
queste in un nuovo Dipartimento, il Dipartimento del Chaco. Si ritiene
che tale
proposta sia una legittima richiesta di autonomia della popolazione
indigena.
Ricostituire
la Bolivia: nazionalizzazione degli idrocarburi e Assemblea Costituente
Le
risorse naturali e il territorio rappresentano due aspetti inscindibili
per le
popolazioni indigene boliviane e, allo stesso tempo, il principale
elemento di
comunione tra le popolazioni aymara, quechua, guaraní e altre comunità
indigene, oltre che un generale obiettivo di lotta e di resistenza in
uno dei
paesi più organizzati del continente, in cui un contadino o un indigeno
milita
almeno in due organizzazioni e partecipa nell'ambito decisionale di
queste,
come ha fatto notare la leader indigena Esther Balboa.
Il territorio si compone di acqua, aria, terra, suolo e sottosuolo. Le
popolazioni indigene, per tanto, rivendicano il diritto di decidere
riguardo
alla gestione e conservazione di tali risorse. Nel caso degli
idrocarburi,
richiedono la nazionalizzazione in quanto strumento economico di
edificazione
di una società equa e solidale. Allo stesso tempo, rivendicano
l'industrializzazione degli idrocarburi per evitare che il paese
continui ad
esportare materie prime non rinnovabili. Parimenti reclamano
l'immediato
recupero e rafforzamento dell'impresa statale “Yacimientos Petrolíferos
Fiscales Bolivianos” (YPFB). Fra le proposte figurano altresì
l'eliminazione
dei contratti a rischio condiviso stipulati tra le imprese straniere e
lo
Stato, congiuntamente all'aumento dei benefici a vantaggio di
quest'ultimo (14)
.
Per di più, il movimento indigeno introduce la necessità di
ricostituire la
Bolivia a partire dalle maggioranze nazionali. Si tratta di consolidare
l'unità
nazionale attraverso la restituzione dei territori originari che, nel
caso
della popolazione guaraní, concerne la creazione del Dipartimento del
Chaco. Si
propone la costruzione della democrazia in quanto “principio della
vita”:
democratizzazione della terra, delle risorse naturali, del diritto alla
salute,
all'istruzione, al lavoro e all'alimentazione. Si riconosce
nell'Assemblea
Costituente lo strumento politico fondamentale con cui sviluppare tali
obiettivi (15). Uno spazio d'incontro e di rispetto per tutti i
cittadini
boliviani, da cui potranno svilupparsi le norme che orientano
l'edificazione di
una società profondamente democratica ed egualitaria.
Note:
1 - Assemblea del Popolo Guaraní. Pronunciamento al popolo boliviano.
Urundaiti, settembre 2005,
2 - Franz Chávez. "Guaraníes despiertan" in: Enkidumagazine. com,
2004.
3 - Secondo le loro credenze i violatori della natura devono ricevere
il
peggior castigo possibile. Dopo la morte, questi diventeranno
protettori della
specie cui più hanno attentato e dovranno averne cura in eterno.
4 - Marc Gavaldá. "Etnocidio
petrolero en Bolivia". Observatorio Transnacional Bolivia. Junio, 2005
en:
http://argentina.indymedia.org.
5 - Chávez; Art. cit.
6 - Gavaldá; Art. cit.
7 - Bolivia. Asamblea del Pueblo Guaraní denuncia a Repsol-YPF por
violar sus
derechos". WRM.
Boletín, n. 100. Novembre, 2005.WRM. "Bolivia. Assemblea del
Popolo Guaraní denuncia Repsol-YPF di violazione dei propri diritti".)
8 - Gavaldá; Art.cit.
9 - "El pueblo guaraní defiende el gas" en: bolivia.indymedia.org.
Maggio, 2004.
10 - APG, Itika Guasu. Voto Resolutivo ante el incumplimiento de la Ley
de
Hidrocarburos. Tarija, noviembre de 2005.
11 - "Bolivia: el poder petrolero va a la huelga" en: Econoticias.
Novembre, 2004.
12 - "Bolivia: los desvelos de las élites" en: www.bolpress.com
13 - APG. "Declaración: Territorio y desarrollo guaraní con gas y
petróleo". Equipo Nizkor e Derechos Humanos. Bolivia, gennaio 2005.
14 - La proposta si prefigge l'eliminazione del rischio condiviso
concernente
il lavoro di esplorazione dei pozzi. Allo stesso tempo, si propone una
redistribuzione del 40% degli utili a vantaggio delle imprese
petrolifere e del
60% a vantaggio dello Stato, finchè le stesse non provvedano alle
coperture
d'investimento. In sintesi, l'obiettivo è quello di raggiungere una
distribuzione che conceda allo Stato l'80% degli utili.
15 - Assemblea del Popolo Guaraní. Discorso del popolo guaraní. In
defensa
della vita democratica e dell'Assemblea Costituente. Bolivia, giugno 2005.
Mailer
Mattié, Economista
venezuelana, esperta di Antropologia economica e Cooperazione
internazionale finalizzata allo sviluppo sostenibile.
E-mail:
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