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BOLIVIA - Articulo en "Selvas" de Italia Imprimir E-mail
Petróleo en Latinoamerica - Bolivia
Lunes, 02 de Abril de 2007 12:05

:: Bolivia:: Il popolo Guaraní (Ava-Guaraní, Tupí-Guaraní e Guaraní) vive in alcuni degli attuali territori di Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay e Uruguay. In Bolivia abita la regione del Chaco, nelle Province di Santa Cruz, Tarija e Chuquisaca. I circa 130 mila guaranì si organizzano in 340 comunità, stabilite nei territori dove si trovano i più importanti giacimenti di idrocarburi del paese.

Il popolo Guaranì
Territorio, autonomia e gas

Ecco lo studio di
Mailer Mattié esclusiva per Selvas.org


Traduzione di Ilaria Maccaroni e Rossana D'Amico, revisione Daniela Cabrera e Orsetta Spinola dei Traduttori per la Pace



Sommario
> Gas nel territorio guaraní
> In difesa dei diritti e delle risorse naturali
> Separatismo o autonomia? Il Dipartimento del Chaco
> Ricostituire la Bolivia: nazionalizzazione degli idrocarburi e Assemblea Costituente



Il popolo guaraní (Ava-Guaraní, Tupí-Guaraní e Guaraní) vive in alcuni degli attuali territori di Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay e Uruguay. In Bolivia abita la regione del Chaco, nelle Province di Santa Cruz, Tarija e Chuquisaca. Le sue terre ancestrali si collocano nella zona compresa tra i boschi di Takovo Mora e la frontiera con l' Argentina, tra la regione montuosa del Guakareta e la pianura di Isoso.(1) I circa 130 mila guaranì si organizzano in 340 comunità, stabilite giustamente nei territori dove si trovano i più importanti giacimenti di idrocarburi del paese.
Circa 2500 anni fa, giunsero in Bolivia e Argentina popoli di lingua arawak, che occuparono la regione del Chaco e parte delle province di Salta e Jujuy. Nel secolo XIV occuparono la stessa zona i popoli guaraní. I due popoli svilupparono una forma di vita comunitaria, dando origine ai tupí-guaraní, chiamati in lingua quechua chiriguano-chané. Una leggenda narra che due fratelli, Tupí e Guaraní, viaggiavano attraverso il Sud del Continente con al seguito mogli e figli. Un giorno litigarono e decisero di separarsi. Guaraní si diresse verso Est, dando origine al popolo guaraní in Paraguay, Argentina e sud del Brasile. Tupí si diresse verso ovest, ponendo le basi della sua stirpe in Bolivia e nel nord dell' Argentina.

Hanno resistito a secoli di schiavitù, alla dispersione, alle uccisioni e allo sterminio. Durante la Guerra di Indipendenza, furono evacuati dalle loro comunità e impiegati, la maggior parte, come mano d'opera rurale in condizioni vicine alla schiavitù.(2) Il 28 gennaio 1892 si verificò il massacro di Kuruyuki, quando lo Stato e l' oligarchia boliviana sostennero l'assassinio di 5 mila guaraní. La parte della popolazione che riuscì a sopravvivere fu obbligata a lavorare per gli stessi possidenti che li avevano espropriati dalle loro terre; alcuni si rifugiarono nella selva e altri fuggirono verso l' Argentina. Durante la guerra tra Bolivia e Paraguay nel periodo 1932-35, furono ugualmente obbligati a sostenere l' esercito. Se si rifiutavano, venivano uccisi e le loro mogli violentate dai soldati. Ma nonostante tutto, non fu possibile sterminarli.



Nella loro cultura è fondamentale il mandato lasciatogli dai loro predecessori: costruire una terra senza male. Un mondo basato sull'uguaglianza e il rispetto verso la natura.(3) Il popolo guaraní sa che ciò è realizzabile in Bolivia, nei suoi territori e nelle sue comunità.

Fino all' ultima decada del XX secolo, i popoli indigeni rimasero completamente emarginati dalla vita politica e sociale in un paese di 9 milioni di abitanti, in cui le comunità quechua e aymara da sole fanno 4 milioni di persone. Nel 1990, una grande marcia verso La Paz in nome della dignità e del territorio fece in modo che la nazione e il mondo si ricordassero di loro. Prima, nel 1986, il popolo guaraní aveva iniziato un processo di re-incontro e rafforzamento allo scopo di creare un organizzazione rappresentativa. Così, nel febbraio del 1987 nasce l' Assemblea del Popolo Guaraní (APG), con l' obiettivo di difendere il diritto sui loro territori e promuovere lo sviluppo delle comunità, esigendo sicurezza alimentare, servizi di base, abitazioni, strade, promozione della medicina tradizionale ed educazione interculturale e bilingue.

La APG organizzó le comunità (tenta reta) in zone e capitanati (tenta guasu), raggruppando circa 100 mila guaraní (tentara reta). Il 28 gennaio 1992 fece la sua apparizione nello scenario sociale boliviano, 500 anni dopo la conquista e 100 dopo il massacro di Kuruyuki. Attualmente la APG è presieduta da Nelly Romero López. Rappresenta, insieme al Consiglio Nazionale di Ayllus e Markas del Qullasuyu (CONAMAQ) la rappresentanza maggioritaria dei popoli indigeni della Bolivia.

Gas nel territorio guaraní
La Bolivia possiede le più vaste riserve di gas naturale del Sud America, seconde solo a quelle del Venezuela. E' stata stimata una superficie di circa 50 trilioni di metri cubici. Inoltre, un 56% del territorio nazionale è da considerarsi potenzialmente idrocarburico. Le riserve di gas e petrolio, allo stato attuale, vengono stimate in più di 100 mila milioni di dollari.

Alla fine del XX secolo, nonostante, la nazione ha perso il controllo della gestione di queste risorse. Nel 1995, l' azienda statale Giacimenti Petroliferi Fiscali Boliviani (YPFB) fu venduta per 835 milioni di dollari alle compagnie Enron, Shell, BP e Repsol-YPF.(4) Il processo di privatizzazione, conosciuto come "capitalizzazione", affidò anche vaste zone ricche di idrocarburi alle imprese straniere. Le concessioni per attività di prospezione ed esplorazione inclusero 11 delle 21 aree protette del territorio nazionale, molte delle quali abitate da popoli indigeni. Allora, le petroliere ottennero delle modifiche legali a favore dei propri interessi, influendo molto sulle entrate fiscali dello Stato. Si calcola che le compagnie hanno ottenuto benefici per 1400 milioni di dollari l'anno, mentre lo Stato ha percepito in 10 anni circa 250 milioni di dollari.

Le successive rivolte del popolo boliviano e in particolare delle organizzazioni indigene in difesa delle risorse naturali, tuttavia, hanno ottenuto cambiamenti in relazione al problema degli idrocarburi. Nell' ottobre del 2003, una rivolta indigena e contadina ha portato alle dimissioni del Presidente Sánchez de Losada, impedendo l'esportazione di gas boliviano da porti cileni. Prima ancora, c'erano state altre rivolte per richiedere dallo Stato il rispetto dei diritti indigeni nell'ambito del Convegno 169 dell' Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), Legge della Bolivia 1257 dal 1991. Questo Convegno stabilisce l' obbligatorietà di consultare previamente le comunità sulle attività che possono svilupparsi nei loro territori. Il movimento indigeno ha preteso, inoltre, la nazionalizzazione degli idrocarburi, l' aumento delle regalie al 50% (richiedendo un 10% per la creazione del Fondo Indigeno), l' indennizzo per danni prodotti all' ambiente e rispetto per le aree protette e sacre delle comunità.

Finalmente, il 18 luglio 2004 un referendum nazionale ratificó la volontà dei boliviani a ricuperare il controllo degli idrocarburi. Dal 17 maggio 2005, inoltre, vige la nuova Legge degli Idrocarburi, la Legge 3058, che ha sostituito quella approvata da Sánchez de Losada nel 1996. Tra le tante cose, stabilisce il 50% dei benefici dello sfruttamento degli idrocarburi allo Stato, le norme su cui dovrebbero basarsi le attività di sfruttamento nei territori indigeni e un periodo di tempo di 180 giorni per adeguare i vecchi contratti delle compagnie straniere. Queste, comunque, hanno annunciato che ricorreranno all' arbitraggio internazionale.

Il problema degli idrocarburi coinvolge direttamente il popolo guaraní, perché nelle terre da loro abitate si trovano grandi riserve di gas naturale. I territori guaraní, d'altra parte, sono definiti secondo la Costituzione vigente come "Terre Comunitarie d' Origine" (TCO), indicando che lo Stato è padrone del sottosuolo e come tale decide dell'uso delle risorse.



Nella Provincia di O'Connor del Dipartimento di Tarija, ad esempio, è ubicato il vasto campo gassífero Margarita. Si stima che possiede il 25% del totale delle risorse di gas del paese, circa 13 milioni de piedi cubici. Si calcola allo stesso modo una riserva di 300 milioni di barili di petrolio. Di conseguenza, l' attività idrocarburifera nella zona è intensa, includendo la costruzione de gasdotti che comunicano con Argentina e Brasile.(5) Nonostante la ricchezza accumulata dalle petroliere, la qualità della vita della popolazione ha mantenuto livelli molto bassi. Lo stesso deterioramento ambientale minaccia la sussistenza che dipende, in larga misura, dalla piccola agricoltura e dalla pesca.

Nel campo Margarita operano, realizzando attività de prospezione ed esplorazione, le aziende Repsol-YPF, Maxxus e Union Texas. Solo quella spagnola Repsol-YPF possiede in Bolivia un totale di 22 blocchi petroliferi che coprono quasi 5 milioni di ettari, concessioni che includono 17 TCO nelle regioni Amazonas e il Chaco.(6) Nel novembre 2005, la comunità guaraní del TCO Itika Guasu denunció la violazione, da parte di questa compagnia, dei suoi diritti economici, sociali, culturali ed ambientali. L'azienda fu accusata di violazione del Convegno 169 della OIL e di non rispetto della Legge sugli Idrocarburi del 2005. Le furono attribuiti danni ambientali al territorio guaraní a partire dal 1997, violenze nei confronti delle forme di vita comunitaria e fu accusata di non rispetto degli accordi firmati con la comunità.(7/

La costruzione di gasdotti ha influito sulla vita della popolazione guaraní. Nel 2000 fu costruito il gasdotto Bolivia-Brasil di 3 mila Km., che collega Santa Cruz de la Sierra con Sao Paulo; appartiene a Transredes (Enron-Shell) e Petrobras; oggetto di molteplici denunce per violazione dei diritti umani durante il periodo di costruzione delle opere. Nel 2002, fu costruito anche il gasdotto Yacuiba Río Grande lungo 400 Km.; appartiene a Repsol-YPF e Petrobras. (8)



In difesa dei diritti e delle risorse naturali
Negli ultimi anni, la popolazione guaraní si è mobilitata costantemente. Nel 2003 ha preso parte attivamente alle proteste contro le esportazioni di gas attraverso i porti cileni. Nel luglio del 2004, la comunità indigena di Tentayapi, originaria della zona montuosa di Aguaragüe, un luogo che ospita grandi riserve di gas, tentò di impedire che l'impresa spagnola Repsol-YPF si installasse sul suo territorio. Nello stesso anno, altre comunità indigene, con il sostegno dei campesinos e dei lavoratori dei campi, diedero vita alla prima manifestazione in difesa degli idrocarburi realizzata nella regione del gas. Ci furono cortei, blocchi stradali e un sit-in pacifico che isolò per una settimana le imprese Repsol-YPF e Maxxus nel campo di “Margarita”. I manifestanti rivendicavano la difesa del loro territorio, l'abrogazione della Legge nazionale sugli Idrocarburi del 1996, l'adozione di una nuova legge che includesse il “Capitolo sui Diritti delle Popolazioni Indigene” e la nazionalizzazione degli idrocarburi. (9) Il governo, da parte sua, si è impegnato ad assegnare loro il 2% delle royalty versate allo Stato, somma destinata allo sviluppo delle comunità. La popolazione guaranì sostiene che i proprietari legittimi delle risorse del paese sono i cittadini boliviani e che, per tanto, non spetta esclusivamente al governo disporre dei profitti senza considerare gli interessi delle diverse comunità.

Durante il 2005 la popolazione guaranì, in difesa della nuova Legge nazionale sugli Idrocarburi, ha preteso dal governo di Eduardo Rodríguez la sua piena osservanza. La comunità indigena di Itika Guasu ha avanzato la richiesta di dichiarazione d'illegalità e incostituzionalità nei confronti delle attività condotte dall'impresa Repsol-YPF sul suo territorio (10). Tale compagnia congelò gli investimenti nei lavori di esplorazione dei pozzi precisamente nel mese di giugno, pertanto non si conosce la natura dei contratti stipulati con lo Stato, né l'ammontare effettivo dei suoi profitti. La APG ha denunciato, inoltre, il mancato rispetto dell'Art.5 della Legge relativo all'obbligatorietà del passaggio contrattuale delle imprese petrolifere che avevano iniziato i lavori nel quadro della precedente normativa. La scadenza fissata a 180 giorni è spirata il 15 novembre, ma le società hanno proseguito le loro attività in violazione della sovranità nazionale. Di conseguenza, la comunità indigena di Itika Guasu ha richiesto il giudizio di responsabilità contro il governo di Eduardo Rodríguez per la mancata osservanza delle leggi nazionali.



Separatismo o autonomia? Il Dipartimento del Chaco
Alla fine del 2004 uno sciopero civico svelò agli occhi dell'opinione pubblica gli intenti separatisti dell'oligarchia del Dipartimento di Santa Cruz nei confronti dello stato boliviano (11). Questi richiedevano un referendum per l'autonomia e la proroga della nuova Legge nazionale sugli Idrocarburi. Lo sviluppo economico di questa regione che contrasta con la situazione presente nel resto del paese, si deve essenzialmente alle sue risorse naturali: allevamento, boschi, petrolio e gas. A livello sociale, tuttavia, si sono conservate rigide strutture di classe basate sul latifondo e lo sfruttamento della forza lavoro indigena nei poderi agricoli. Nelle zone urbane, invece, l'amministrazione delle royalty generate dalla vendita degli idrocarburi, ha favorito la nascita di settori favorevoli al separatismo. I colpi di stato come quello di Banzer e di García Mesa avvenuti nella seconda metà del secolo scorso, hanno goduto del tradizionale appoggio degli industriali e dei proprietari terrieri. Negli anni '90, inoltre, c'è stato un incremento del narcotraffico e del contrabbando. Lo sfruttamento d'idrocarburi e la presenza del capitale straniero hanno trasformato Santa Cruz nella principale zona d'esportazione della Bolivia.

L'insieme di questo peculiare stato di cose e la forza del movimento nazionale in difesa degli idrocarburi, hanno quindi portato le élite economiche ad avanzare istanze separatiste. Si tratta essenzialmente di una difesa degli interessi delle grandi imprese, dei proprietari terrieri e del capitale petrolifero internazionale, impedendo così l'esercizio dei diritti del resto del popolo boliviano e, in modo particolare, di quelli delle popolazioni indigene (12).

Di conseguenza, la popolazione guaraní ha denunciato la proposta qualificandola un tentativo di rottura dell'unità nazionale boliviana (13). Le comunità indigene hanno manifestato apertamente l'intenzione di impedire l'usurpazione del loro territorio e delle risorse naturali. L'APG ha risposto con una proposta di restituzione del territorio al suo stato originario, con l'inclusione delle cinque province del Chaco, compresa quella di Santa Cruz e l'integrazione di queste in un nuovo Dipartimento, il Dipartimento del Chaco. Si ritiene che tale proposta sia una legittima richiesta di autonomia della popolazione indigena.

Ricostituire la Bolivia: nazionalizzazione degli idrocarburi e Assemblea Costituente
Le risorse naturali e il territorio rappresentano due aspetti inscindibili per le popolazioni indigene boliviane e, allo stesso tempo, il principale elemento di comunione tra le popolazioni aymara, quechua, guaraní e altre comunità indigene, oltre che un generale obiettivo di lotta e di resistenza in uno dei paesi più organizzati del continente, in cui un contadino o un indigeno milita almeno in due organizzazioni e partecipa nell'ambito decisionale di queste, come ha fatto notare la leader indigena Esther Balboa.

Il territorio si compone di acqua, aria, terra, suolo e sottosuolo. Le popolazioni indigene, per tanto, rivendicano il diritto di decidere riguardo alla gestione e conservazione di tali risorse. Nel caso degli idrocarburi, richiedono la nazionalizzazione in quanto strumento economico di edificazione di una società equa e solidale. Allo stesso tempo, rivendicano l'industrializzazione degli idrocarburi per evitare che il paese continui ad esportare materie prime non rinnovabili. Parimenti reclamano l'immediato recupero e rafforzamento dell'impresa statale “Yacimientos Petrolíferos Fiscales Bolivianos” (YPFB). Fra le proposte figurano altresì l'eliminazione dei contratti a rischio condiviso stipulati tra le imprese straniere e lo Stato, congiuntamente all'aumento dei benefici a vantaggio di quest'ultimo (14) .

Per di più, il movimento indigeno introduce la necessità di ricostituire la Bolivia a partire dalle maggioranze nazionali. Si tratta di consolidare l'unità nazionale attraverso la restituzione dei territori originari che, nel caso della popolazione guaraní, concerne la creazione del Dipartimento del Chaco. Si propone la costruzione della democrazia in quanto “principio della vita”: democratizzazione della terra, delle risorse naturali, del diritto alla salute, all'istruzione, al lavoro e all'alimentazione. Si riconosce nell'Assemblea Costituente lo strumento politico fondamentale con cui sviluppare tali obiettivi (15). Uno spazio d'incontro e di rispetto per tutti i cittadini boliviani, da cui potranno svilupparsi le norme che orientano l'edificazione di una società profondamente democratica ed egualitaria.


Note:

1 - Assemblea del Popolo Guaraní. Pronunciamento al popolo boliviano. Urundaiti, settembre 2005,
2 - Franz Chávez. "Guaraníes despiertan" in: Enkidumagazine. com, 2004.
3 - Secondo le loro credenze i violatori della natura devono ricevere il peggior castigo possibile. Dopo la morte, questi diventeranno protettori della specie cui più hanno attentato e dovranno averne cura in eterno.
4 - Marc Gavaldá. "Etnocidio petrolero en Bolivia". Observatorio Transnacional Bolivia. Junio, 2005 en: http://argentina.indymedia.org.
5 - Chávez; Art. cit.
6 - Gavaldá; Art. cit.
7 - Bolivia. Asamblea del Pueblo Guaraní denuncia a Repsol-YPF por violar sus derechos".
WRM. Boletín, n. 100. Novembre, 2005.WRM. "Bolivia. Assemblea del Popolo Guaraní denuncia Repsol-YPF di violazione dei propri diritti".)
8 - Gavaldá; Art.cit.
9 - "El pueblo guaraní defiende el gas" en: bolivia.indymedia.org. Maggio, 2004.
10 - APG, Itika Guasu. Voto Resolutivo ante el incumplimiento de la Ley de Hidrocarburos. Tarija, noviembre de 2005.
11 - "Bolivia: el poder petrolero va a la huelga" en: Econoticias. Novembre, 2004.
12 - "Bolivia: los desvelos de las élites" en: www.bolpress.com
13 - APG. "Declaración: Territorio y desarrollo guaraní con gas y petróleo". Equipo Nizkor e Derechos Humanos.
Bolivia, gennaio 2005.
14 - La proposta si prefigge l'eliminazione del rischio condiviso concernente il lavoro di esplorazione dei pozzi. Allo stesso tempo, si propone una redistribuzione del 40% degli utili a vantaggio delle imprese petrolifere e del 60% a vantaggio dello Stato, finchè le stesse non provvedano alle coperture d'investimento. In sintesi, l'obiettivo è quello di raggiungere una distribuzione che conceda allo Stato l'80% degli utili.
15 - Assemblea del Popolo Guaraní. Discorso del popolo guaraní. In defensa della vita democratica e dell'Assemblea Costituente.
Bolivia, giugno 2005.


Mailer Mattié, Economista venezuelana, esperta di Antropologia economica e Cooperazione internazionale finalizzata allo sviluppo sostenibile.

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